Buenas Noches, España (Raya Martin, 2011)

Allunaggi psichedelici

“Mi servo spesso del concetto percettivo legato all’uso delle droghe per spiegare i passaggi tra una scena e l’altra, il flusso di immagini che si viene a creare… Certi film dovrebbero funzionare così, proprio come delle droghe.”
– Raya Martin –

Alterare la settima arte. Il linguaggio cinematografico esplode, si trascende e si libera. Raya Martin si fa portatore, più che portavoce, di un Cinema nuovo e sovversivo, che tende a stravolgere tutti gli stereotipi filmici del nuovo millennio. Manifesto stordente che porta all’eversione dello sguardo; veleno cinematografico che infetta la percezione spettatoriale, contaminando il Cinema stesso e portandolo alla necessaria fine che esso ambisce inconsciamente per poter risorgere come paradosso coadiuvante, come anti-Cinema nel Cinema. In Buenas Noches, España avviene il rinnovamento filosofico e politico dell’aspetto formale – tipico del cinema filippino degli ultimi 10 anni – attraverso una de-costruzione dialogica che risulta essere un muto e pulsante esempio di Cinema in(a)udito e sotterraneo. Un’opera che è costantemente “prossima” e arrivante, che quindi si proietta come pellicola nostalgica per il futuro – non verso il passato – in continuo spasmo stilistico e nervosismo espressivo. Raya Martin è ciò che il Cinema aspettava: una scossa, un virus, un’apocalisse indisciplinata. Il film del regista filippino segue i passi senza meta di una coppia, attraverso immagini e suoni reiterati, sovrimpressioni caotiche ed ipnotiche, accelerazioni improvvise, etc. Buenas Noches, España è un film che trova la propria dimensione filmica attraverso un totalizzante linguaggio sperimentale e anti-narrativo. Questa pellicola è una provocazione sensoriale nei confronti di un pubblico ormai assuefatto dalla classicità e piattezza formali che concernono il Cinema del XXI secolo. L’incipit, per l’appunto, è emblematico: due spettatori qualunque sembrano prepararsi a vedere il solito lungometraggio – uno dei tanti -, come se fossero già annoiati in partenza, già disinteressatamente pronti. Buenas Noches, España distrugge quindi l’abituale modo di vedere e assimilare, disintegra ogni preconcetto registico e reinventa la prospettiva spettatoriale. Raya Martin crea un Cinema Altro che non ha bisogno di essere venerato: è un Cinema che non ha futuro per il semplice fatto che esso stesso è già (il) futuro, in costante involuzione, che finisce e rinasce perpetuamente, in un loop senza speranza e senza armonia. La pellicola, attraverso un intermittente alternarsi di tinte accecanti, tende a spronare e scuotere l’immobilità sensoriale di un pubblico che è educato a guardare e non (più) a sentire. Il film-maker filippino diseduca gli spettatori creando un film muto a colori: un’imperfetta e annichilente fusione tra il Cinema vecchio e quello nuovo.

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Corrono, muoiono, saltano, spariscono
. Un ritorno atipico e deforme alla memoria che concerne l’epoca del colonialismo spagnolo in cui è l’arte a trionfare: estremamente rappresentativa è la sequenza in cui i due protagonisti risultano visibilmente incantati nel mentre che ammirano un quadro di Juan Luna. Successivamente i due personaggi volgono lo sguardo verso il cielo, puntano in alto e misteriosamente spariscono, si teletrasportano per approdare su una nuova dimensione raffigurante, probabilmente, un nuovo spazio artistico, un nuovo territorio cinematografico da esplorare, straordinariamente libero e sconfinato. Lo spettatore diventa parte integrante di questa avventura; è nel film, perso su questo pianeta vergine, incorrotto: il Cinema di Raya Martin. Ora tutto quel movimento vorticoso, vertiginoso e spasmodico, diventa immobilità. Una fine-inizio. La disgregazione e rielaborazione della settima arte. Nel finale si approda sulla luna, uno di quei luoghi Oltre in cui il cinema nacque [Le Voyage Dans La Lune, di Georges Méliès]. L’epilogo sarà quindi un nuovo inizio, un ritorno al bianco e nero primordiale da cui tutto ebbe origine. Un indispensabile oscurarsi, eclissarsi per aspettare una nuova e potente luce. Una catastrofe temporanea dal sapore ciclico, che attende l’apocalisse definitiva (?) de La Ultima Película. Buenas Noches, Cinema.

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Manuel Piras

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