2017: Le top 10 della redazione

Top 10 di Luca Gigliotti

 

10. Sleep has her house (Scott Barley, 2017)

(…)un’esperienza ricostituente e totalizzante, di pulsante corporalità, insostenibile tangibilità e, contestualmente, dalla portata innegabilmente mistico-trascendentale.

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9. Les Garçon Sauvages (Bertrand Mandico, 2017)

Tutta la sovversione alchemica del volto filmico nell’esordio al lungometraggio di Bertrand Mandico; il coraggio di un autore che porta a termine uno script scardinante, così rivoluzionando le prospettive (dis)funzionali spettatoriali; confondendole, conducendole al ‘dubbio dell’immagine’, un film che non può passare (in)osservato. Progetto singolare che spiazza e fonde chimere autoriali.

Bertrand Mandico, avanguardista fuori tempo e fuori causa.

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8. Song to Song (Terrence Malick, 2017)

La mdp torna a ciondolare, torniamo a non udire nient’altro che una registrazione montata sul flusso immersivo, o meglio, nell’immersione sensoriale stessa; Terrence Malick continua a dipingere movimenti sconnessi, fluttuanti, in un tripudio di luce e smarrimenti sentimentali, che si riveleranno mortali come salvifici.

Forse l’opera più intensa di Malick, un non-sequel concettuale di Knight of Cups, che prende forma ed attinge ancor più alla dilatazione di ‘questa (ri)scoperta’ morfologia del suo Cinema.

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7. Caniba (Verena Paravel & Lucien Castaing-Taylor, 2017)

Ogni possibile lettura analitica implode. Sta al pubblico cercare di superare, oltrepassare le imposizioni, i limiti imposti dal quadro visuale. Sta allo spettatore imparare a (non) vedere. A (ri)creare dettagli ed immagini, volti ed incubi(…)

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6. A Yangtze Landscape (Xu Xin, 2017)

In questo 2017 non è mancato l’appuntamento con la sterilità periodica della contemplazione che sfinisce; non i soliti nomi, bensì Xu Xin ed il suo terminale viaggio rarefatto. Un Doc (abissale e) sugli abissi della resilienza (dis)umana dei “viventi” sul fiume Yangtze.

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5. Mrs. Fang. (Wang Bing, 2017)

(…)lo stato larvale, tutto ciò che ne concerne, l’atmosfera imprecante in quel di Huzhou, Fujian, terra coltivata per tutta la -vita- da Fang Xiuying, -lei- che nasce qui nel 1948, -noi- che diveniamo testimoni di un esistenza udendo i “conti familiari” già in atto, per garantire una sepoltura(…)

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4. La Tierra Aún se Mueve (Pablo Chavarría Gutiérrez, 2017)

Ormai di Pablo Chavarría Gutiérrez non ci si può più stupire, dopo la reincarnazione dell’artista in perdita di Alexfilm (2011) e la fondante visione-rinascita con Las Letras (2015) cambiamo ambientazione, come il colore radioso che qui s’incupisce nella notte ininterrotta e silenziosa; nella foschia appaiono spettri in lontananza, spettri animali e auree dei boschi condensate; l’occhio è rapito, si è perdutamente addentrato in quella “lontananza”.

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3. Paris est une Fête (Sylvain George, 2017)

Fra i sobborghi di Parigi la fame si fa sentire; la testimonianza di un espatriato ora randagizzato per le notturne strade francesi si miscela alle riprese (al cardiopalma) nel bel mezzo di manifestazioni e proteste pubbliche che da subito sfociano nella violenza dei risultati ‘celiniani’. Sylvain George intorpidisce il complesso attraverso una sperimentazione composta da un buio tono su tono, un duplice buio che mastica e sputa la stimolazione spettatoriale; colta sul nascere dai canti degli sconfitti… che sono l’anima della “festa” di George.

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2. Animal Kingdom (Dean Kavanagh, 2017)

Dean Kavanagh porta alla luce uno dei migliori lavori concernenti alla EFS (di cui in questo caso sono solo gli attori); visione-uragano, oltre 120 minuti di deframmentazione implosiva, flash caleidoscopici e sonorità cerebrali, o meglio, che alludono alla (disintegrazione della) cerebralita’.
Materiale di immenso potenziale psicotropo.

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1. El Mar La Mar (J.P. Sniadecki, Joshua Bonnetta, 2017)

La terra trema (ancora), la luce silenziosa di quel Messico desolato, narcolettico, meditante ed infine sognante torna a mostrarsi morente; La Lettera di Chavarria Gutierrez è arrivata a destinazione, ha fatto il giro del mondo, o forse solo del Messico, del resto da quelle colline null’altro è concepibile.

Ma qui, immersi nel buio sabbioso, rimembriamo la nostra stanchezza, camminare contro le stelle è il mantra di una vita, il quale ci conduce al guadagno di una solitudine di qualità, o quantoneno alla (falsa) speranza di essa. “Solitudine” contro le stelle, dove la penombra determina la tua visione.

Che diviene la nostra, blackout annessi.

 

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Luca Gigliotti

Top 10 di Giacomo Pozzi

 

Fuori classifica: Jia zai lanre si [The deserted] (Tsai Ming-liang) 

Non presente all’interno della classifica solo per la propria natura di fruizione. Infatti, in quanto girato in VR (virtual reality), The deserted permette di essere visto e vissuto esclusivamente con un apposito visore, e non in una sala cinematografica. Come esperimento filmico risulta tuttavia straordinario e coerente nel percorso del regista taiwanese, il quale è riuscito a gettare uno sguardo nuovo, con l’uso di una tecnologia in uno stato ancora embrionale, sul proprio mondo cinematografico.

Fuori Top

 

10- Caniba (Verena Paravel & Lucien Castaing-Taylor, 2017) 

Limitare lo spazio filmico e la vista dello spettatore, stabilendo la vittima e il carnefice.

Top 10 (2)

 

9- Los versos del olvido (Alireza Khatami)

Cinema come strumento per ricordare e ricreare una memoria collettiva.

Top 9

 

8- Happy End (Michael Haneke)

Traslare la violenza sul piano mediatico e digitale per annularne la spettacolarizzazione e la fruizione.

Top 8

 

7- Ex Libris: The New York Public Library (Frederick Wiseman)

Una scommessa sull’uomo e sull’importanza della cultura in una nazione sempre più divisa

Top 7

 

6- Call Me by Your Name (Luca Guadagnino)

Scoprire la propria identità specchiandosi nel paesaggio e nel corpo di chi ti guarda.

Top 6

 

5- Jeannette, l’enfance de Jeanne d’Arc (Bruno Dumont)

Riscrivere le regole del musical per avvicinarsi il più possibile ad un Dio primitivo.

Top 5

 

4- Wonder Wheel (Woody Allen)

Sull’impossibilità di disfarsi di una maschera uscendo dagli schemi tragici della propria esistenza.

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3- Mektoub My Love: Canto Uno (Abdellatif Kechiche)

Ode alla vita e alla sensualità della carne in un flusso di ricordi di gioventù.

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2- Mrs. Fang. (Wang Bing, 2017) 

Gli occhi del Cinema sulla Cina contemporanea, tra passato e presente.

Top 2

 

1- First Reformed (Paul Schrader)

La speranza di un segnale divino in un mondo sull’orlo dell’autodistruzione.

Top 1

Giacomo Pozzi

 

Top 10 di Manuel Piras

 

10- The Killing of a Sacred Deer  (Yorgos Lanthimos)

Tragedia greca o tragedia dumontiana?

Top 10 Manuel 1

 

9- Good Time (Benny e Josh Safdie)

Cinema ipercinetico.

Good Time

 

8- A Ciambra (Jonas Carpignano)

Scuotere, nel territorio italiano, un intero genere cinematografico.

A Ciambra

 

7- El Mar la Mar (Joshua Bonnetta e J.P. Sniadecki)

Sguardo alieno sul mondo.

El mar

 

6- La Tierra Aun Se Mueve (Pablo Chavarría Gutiérrez)

Verso l’abisso (e oltre).

La tierra

 

5- Loveless (Andrey Zvyagintsev)

Contro-campi negati, ormai fuori-campo. Per sempre.

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4- Les garçons sauvages (Bertrand Mandico)

Un film come un sogno.

Mandico

 

3- Song to Song (Terrence Malick)

Immagine-mondo.

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2- Mrs. Fang. (Wang Bing, 2017)

La Passion de Mrs. Fang

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1- Caniba (Verena Paravel & Lucien Castaing-Taylor, 2017)

L’esigenza irrefrenabile del (fuori)fuoco cannibale.

Caniba

Manuel Piras

 

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