Post Tenebras Lux (Carlos Reygadas, 2012)

La (vera) grande bellezza

“Ho cercato di rispettare gli spettatori in tutto e per tutto: quando fai un film così, chiedi moltissimo, ma non mi sono dato alcun limite, perché sono un uomo libero e là fuori ci sono persone più sensibili e intelligenti di me. Sono libero come voi e voglio siate liberi come me, entrambi guardiamo film e non voglio che né io né gli spettatori siano presi e portati per mano.”

– Carlos Reygadas –

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Sospensione dei compromessi.

Semplicità e sincerità. Cinema che va Oltre, diventa Altro, si trasforma in pura immagine, in vibranti e irripetibili sensazioni. Le sequenze nascono e muoiono nello stesso istante in cui l’occhio dello spettatore le percepisce: l’opera del regista messicano annichilisce improvvisamente e senza indugi l’ordinario modo di vedere. Non serve saper spiegare, è inutile tentare di metabolizzare; si può solo subire, lasciarsi conquistare, far sì che il film colonizzi tutti i nostri sensi. Abbracci e pugni onirici, che stritolano e lasciano lividi indicibili; non si fermano i rimpianti, il dolore è inarrestabile e diventa realtà soffocante – la realtà di Juan. Forse non più sogno – forse ancora sogno – e tutto ciò dura per sempre. Al di là del tempo. L’oscurità è dietro l’angolo della natura, dentro l’angolo umano: la razionalità genera il Diavolo che in fin dei conti non esiste. Un male mentale che diventa fisico, sessuale, tutto. Oscurità. La Luce sta nelle emozioni primigenie, nella bellezza primordiale. Nei piccoli gesti. L’infanzia, il mare che tutto regala e tutto cancella, i bambini con la loro grazia incorrotta, con il loro splendore atemporale che (ri)crea il senso, il significato vergine del mondo, delle cose (vedi l’inarrivabile ed insondabile incipit). La testa non serve, diventa pesante, non più pensante.

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Decapitazione della ragione. Non pensiamo, ma viviamo. Padroni del nulla, perché nulla è conquistabile. La natura è indomabile. La meraviglia è incontrollabile, eppure Carlos Reygadas la dona al pubblico ; un regalo cosmico da prendere senza spiegazioni. Un film vivo (finalmente!), pulsante, che guarda dentro lo spettatore, lo scruta, gli gira intorno e gli sonda l’anima, il cuore ; ghermisce i suoi ricordi per poi gettarli, con innovativa delicatezza, dentro l’oceano onirico che bagna il subconscio. Post Tenebras Lux è come svegliarsi dopo un sogno, o forse dopo un incubo ; è l’eternità, l’eterno irraggiungibile, ma non troppo distante : è un continuo sfiorarsi, sfiorare noi stessi, all’infinito ; sì, perché il regista crea e piazza il film ad una distanza alla quale lo spettatore possa perpetuamente sfiorarlo, ma mai toccarlo definitivamente ; non è distante, è vicino, è dentro e fuori, ad un passo dall’ignoto e a chilometri dalla comprensione. Il pubblico è pietrificato, ipnotizzato da dettagli indecifrabili e inarrivabili, ma non sconosciuti, paradossalmente familiari, inconsciamente appartenenti all’Io di chi si riflette nello specchio filmico che Reygadas ci mette davanti, e dentro ; è tornare alle origini, alle origini della fusione tra luce e oscurità, abbracciare la speranza, la possibilità silenziosa – un’altra e diversa Luz Silenciosa. Gli occhi piangono, il cielo piange. Errori umani. Si rinasce, forse, non si sa. Ma la vita continua, il rugby deve continuare. Post Tenebras Lux è il disossamento cinematografico di The Tree of Life – lontano da impalcature razionalistiche, dalla bellezza soffocante delle immagini e da pesanti impronte religiose; vicino alla carne, carne che grida e sorride, che abbraccia l’autenticità primitiva – , contaminato da trascendentali germi dumontiani. A proposito del paragone con il film di Terrence Malick, Reygadas dichiara: “Ho girato prima di Terrence Malick, non voglio criticarlo, ma spero il mio film non sia così new age, cattolico e imperialista. Amo il cinema quando è inquadratura di un albero, bianco, o inquadratura del cielo, che narrano per sola giustapposizione, per suono. Questo in The Tree of Life non c’è: ci sono belle immagini con musica e narrazione, non è la stessa cosa. È curioso: per certi versi sono simili, ma anche molto distanti.“.

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Post Tenebras Lux è una visione fondativa, un evento epocale, una tappa importantissima per il Cinema: la pellicola del filmmaker messicano reinventa il linguaggio cinematografico, riscrive la grammatica filmica, demolendo qualsivoglia significato fonologico relativo alla settima arte, così da formare un intimo aspetto significante che riformatta la percettivita’ spettatoriale, forgiando, tra l’altro, un disinquinato ed innovativo modo di vedere, osservare, contemplare e, soprattutto, captare. Post Tenebras Lux non è un film ultimo, come alcuni (critici?) lo hanno definito, ma è piuttosto un film sospeso: vicino alla fine, o all’inizio, che mai definitivamente arriverà. Celestiale incompletezza. Tutto è eterno, anche l’attesa, anche il presente, anche la non-fine. Quasi abbiamo vinto, quasi abbiamo perso. L’umanità.

Passato, presente e futuro: disintegrati, dilatati.

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Ognuno di noi ha paura del diavolo, del male, fa parte della nostra concezione della vita: Post tenebras lux è vita ordinaria, immaginazione, memoria e futuro. Mi hanno chiesto: “perché a un certo punto abbandoni la realtà e viri sul regno fantastico?”. Ma non è fantastico; la vita è anche fatta di sogni, è puro naturalismo. Addirittura, qualcuno si domanda che cos’abbia nelle due scatole il diavolo: ebbene, chi può davvero chiederselo? Arriva il diavolo e ti chiedi che cosa porti con sé: io non ci ho mai pensato, chi potrebbe?

– Carlos Reygadas –

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L’opera più intima e personale del regista messicano. Post Tenebras Lux è un film unico, che non si è mai visto prima. Non c’è nulla di simile, nonostante sia un’esperienza così magicamente e misteriosamente familiare. Cinema (già) del futuro.

Visio nova. Batalla en la vita. Luz iniziatica. Post tenebras cinema.

Manuel Piras

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