Luca Gigliotti

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Su questa terra dal ’98; abbandonato l’alveo familiare, nonché putativa forgiatura della propria irrequietezza a 16 anni; Luca si trasferisce non molto lontano dal suo paese natale (provinci-e- di Torino), dove poco tempo dopo lascerà gli studi (compromessi più volte) in mancanza del volere preciso di un futuro preimpostato, razionale, formale, o forse solo capibile.
Si ritrova quindi ad essere spettatore di realtà senza fori d’entrata, a vivere periodi esistenziali (ed esistenzialisti) all’insegna del proprio bipolarismo, della propria “lunaticita’” banalmente indicata/indicabile.

Luca è per le passioni viscerali, che solo attraverso quel processo di interiorizzazione (che perdura ogni momento) divengono valori, (a sentir lui) L’Inter, la Musica, la Letteratura ed ovviamente Il Cinema sono i suoi irreversibili valori; questi (concettualmente dilatandosi) ‘negli ultimi 19 anni’ lo hanno sempre portato a rifiutare ogni microcosmo gerarchico, che si tratti di spazi dialettici, contesti sociali, realtà storica ocche’ altro, si ritrova costantemente in disgrazia alla ricerca della verità (sua soltanto? Concreta? Pura? Forse solo il miraggio della verità?). Sciolto alle soglie di una pratica cinefila/teorica senza sosta approfondisce (diciamo che ci prova) la vita, la morte e la rinascita’ di quella “verità”, amata a tal punto.

Nonostante il richiamo a(e)nimale di Diaz, Sokurov, Fassbinder, Dwoskin, Godard, Snow, Pauwels, Mekas, Wiseman, Brakhage, Grifi, Tarr, Grandrieux ecc. rimane un estimatore assoluto (forse meno di un tempo) dell’estetizzazione formativa : Trier, Seidl, Dumont, Noè, Haneke ecc.

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